Produttori di TrentoDoc imponetevi ed esprimete un vostro presidente senza subire il diktat delle Cooperative

Ho già scritto di trovare estremamente interessante, stimolante e utile (soprattutto ad innescare un dibattito costruttivo, in un mondo che rischia di essere cloroformizzato e colonizzato dallo strapotere della triade di mega cantine cooperative trentine) il lavoro che sta svolgendo Trentino wine blog, il blog del vino trentino, che con puntuali e appuntiti post scritti (posso dirlo?) con stile un po’ da “franco tiratore” raccontano fatti, misfatti e retroscena del mondo del vino della provincia di Trento.
Non so chi sia il misterioso Cosimo Piovasco di Rondò, pseudonimo con il quale vengono firmati gli articoli, ma penso che chiunque voglia avere un’idea chiara di quello che accade tra vigne e cantine nella terra del Teroldego e del Marzemino, non possa prescindere dalla lettura di questo combattivo blog. Rientrato dopo la trasferta a Madonna di Campiglio per la bella degustazione di metodo classico Rosé condotta nell’ambito della manifestazione Perlage territori eccellenti organizzata dagli amici dell’A.I.S. Trentino e dal loro presidente Mariano Francesconi, ho letto questo post, intitolato Pensierino della sera, firmato da Cosimo Piovasco.
Ve lo riporto pari pari tra virgolette: “Faccio un pensierino della sera. Anzi, di metà pomeriggio. Fra poche ore un gruppo di trentodocchisti si riunirà in un Maso nei dintorni di Trento. L’iniziativa, meritevole, dell’incontro  la si deve ad una delle donne più battagliere del mondo TrentoDoc. (Brava!).
All’ordine del giorno della riunione corsara di questa sera, il cosa fare in vista dell’assemblea dell’Istituto del metodo classico trentino, in calendario fra qualche giorno. Elezione del presidente compresa.
Il pensierino è questo: mi piacerebbe che i piccoli trentodocchisti fossero capaci di elaborare una posizione comune. Sulla strategia e sulla presidenza. Senza lasciarsi influenzare dalle sirene della politica e da quelle degli industriali del trentodoc: quelli di fascia alta, quelli di fascia media e quelli di fascia bassa. A Cosimo piacerebbe vedere un presidente dell’Istituto scelto fra i piccoli trentocchisti (Stelzer, Balter, Lunelli – non Lunelli Ferrari, uno degli altri Lunelli -, Pedrotti, Dorigati, Letrari). Farebbe la differenza rispetto all’atmosfera sconclusionata e oscurantista dell’oggi. Pensierino di metà pomeriggio, appunto. Che vale quel che vale”.
Oh capperi, mi sono detto: ma come diavolo ha fatto Cosimo Piovasco a leggere nei miei pensieri? Non più tardi di domenica mattina, in visita alla Cantina Pedrotti di Nomi, per degustare il nuovo TrentoDoc Bouquet e visitare l’impressionante Grotta dello Spumante (che ho suggerito di ribattezzare Grotta del TrentoDoc) appreso da Paolo, Donatella e Chiara, il fondatore dell’azienda e le due figlie, che lunedì 12, se ricordo bene, è in programma l’assemblea dell’Istituto del metodo classico trentino, del TrentoDoc, avevo espresso loro la mia ferma convinzione che fosse indispensabile e urgente arrivare, tramite una riunione e contatti vari dei produttori, soprattutto i più piccoli (è bene precisarlo, non sto parlando di uno dei cosiddetti quattro saggi del vino trentino…), ad individuare ed esprimere un candidato forte, autorevole, credibile per la carica di Presidente.

Un candidato che non sia l’espressione unitaria dei soliti noti, ovvero l’azionista di maggioranza della denominazione, alias le Cantine Ferrari (il cui Perlé 2005 sabato sera a Madonna di Campiglio ho peraltro trovato in splendida forma), o, peggio ancora della trimurti di Cantine Cooperative, ovvero Rotari Mezzacorona, Cavit e Cantina Lavis, che sono potenti e arroganti, ma continuano a produrre un quantitativo minimo di TrentoDoc e a dimostrare di credere solo a parole in questa denominazione, ma che possa essere espressione di chi il TrentoDoc vuole veramente prendere a cuore e darsi seriamente da fare perché abbia una fortuna migliore di quella che le è toccata negli ultimi anni.
Qualcuno che possa fare meglio di quello che ha potuto fare, non molto, visto i problemi grandi che ha dovuto affrontare in Cantina Lavis da quando a fine ottobre 2008 è diventato presidente del TrentoDoc, il presidente in carica Fausto Peratoner, che in una recente intervista – leggete qui – ha sostenuto che “dal 2008 il Trentodoc ha catalizzato dieci aziende, acquisendo credibilità verso il mercato.
Nella GDO ha ottenuto posizioni di rilievo, la distribuzione avviene per l’86% in Italia, per il 13% in Europa, Germania e nei Paesi scandinavi, il resto in Giappone e negli Stati Uniti”. E per il futuro? “A breve terremo un incontro per strutturare la nostra organizzazione e attivare iniziative di comunicazione e promozione” continua Peratoner. “Puntiamo sulla caratterizzazione, esaltata da eventi e da attività molto specifiche”.
Peratoner ha anche annunciato – leggete qui – che “entro dicembre l’assemblea dell’Istituto si riunirà per discutere la proposta del consiglio di amministrazione di dare maggiore corpo alla nostra organizzazione”. Ovvero, in primis, nuove figure professionali, ma non solo”.
Un vecchio amico Fausto Peratoner, ma escludo possa essere lui a guidare questa nuova fase, indispensabile, di comunicazione, promozione, progettazione di nuove strategie di sviluppo e crescita, del TrentoDoc.
Io non so cosa sia saltato fuori dalla riunione cui accennava Trentino wine blog che si è svolta, in modo un po’ carbonaro, ieri. Ma penso che qualche nome forte, di esperienza, dotato di prestigio e autorevolezza, da mettere sul piatto della bilancia lunedì 12 in assemblea, nel caso (molto probabile) i “poteri forti” del TrentoDoc arrivassero presentando la candidatura di un personaggio espressione della Trimurti cooperativa oppure di uno dei molti giovani Lunelli di casa Ferrari disponibili (anche a tornare a fare i presidenti del TrentoDoc…), ci sia.
Parlo, ad esempio, di due “veci” di sicura esperienza e serietà e vitalità  (nonostante gli “anta”…) come Leonello Letrari e Paolo Pedrotti “spumantisti metodo classico” di lungo corso.
Ma anche Luciano Lunelli e Roberto Zeni penso potrebbero essere dei validi presidenti, coadiuvati da un consiglio forte e motivato, di un TrentoDoc 2.0 proiettato verso il futuro.
Ha detto bene l’assessore all’Agricoltura della Provincia di Trento Tiziano Mellarini: “Il Franciacorta è nato non per volontà delle istituzioni, bensì degli imprenditori. Per questo ritengo che oggi le maison spumantistiche locali debbano iniziare ad investire in prima persona, oltre che con i nostri contributi, sul prodotto e la sua immagine”.
E per investire sull’immagine e dare nuova credibilità, linfa vitale ed energia al TrentoDoc non si possono proporre più vecchie logiche e le solite facce, è indispensabile voltare pagina.
Ma siamo in Trentino, dove, nel mondo del vino e non solo tutto è possibile: riuscirà il tessuto vitale del TrentoDoc ad esprimere un proprio forte candidato comune? La partita finale, quella che si giocherà il 12 dicembre, passa proprio da qui…

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