Cava Gran Reserva Elisabet Raventos 2005 Raventos i Blanc

Dopo aver tessuto le meritate lodi al Cava De Nit 2008 torno ad occuparmi dei Cava d’eccellenza della Bodega Raventos i Blanc, “riferimento qualitativo a livello internazionale dei grandi Cava Spagnoli”, e artefice di un nuovo stile di Cava reso possibile dal controllo di una serie di terroir e di vecchi vigneti in larga parte ad alberello, grazie all’assaggio di un’altra speciale cuvée importata in Italia da Quality wines, la cuvée denominata Elisabet Raventos di cui ho potuto degustare, e apprezzare tantissimo, l’annata 2005.
Una Cuvée oggetto di una sorta di culto in terra spagnola, come dimostra la pubblicazione di una serie di degustazioni verticali che testimoniano la capacità di questo Cava di evolvere splendidamente nel tempo.
Con questo Cava entra in gioco una delle varianti possibili nella composizione delle cuvée di questo metodo classico a denominazione d’origine iberico, ovvero la possibilità di aggiungere alle classiche varietà locali, che sono generalmente Macabeo, Parellada, Xarel·lo tra i principati, e Subirat o Malvasia Riojana, Garnacha Tinta e Monastrell, tra quelli complementari, anche classiche uve champenoise come Chardonnay e Pinot nero (per i rosati).
Difatti nella Cuvée Elisabet Raventos (Elisabet è la figlia di Manuel Raventos, fondatore con il padre Josep Maria della Bodega e questo Cava è a lei dedicato) accanto ad una quota preponderante del 60% di uva Xarel·lo e ad un 10% di Monastrell (che sarebbe poi Mourvèdre) troviamo un 30% di Chardonnay. E non è difficile capire quale contributo, in termini di finezza, di definizione aromatica, ma anche di struttura abbia portato una quota così significativa di Chardonnay.
In azienda definiscono questa Cuvée, che ha conosciuto un affinamento di 40 mesi sui lieviti (che per alcune annate può salire sino a 48), un “Cava festivo, maturo e cremoso”, la cui “originalità ed eleganza vengono determinate dalla complessità dei suoli e dalla composizione varietale”. Le uve arrivano difatti da vigneti diversi, il Viñas del Llac, con tessitura franco argillosa e solo un 1,5% di materia organica, dove lo Xarel·lo è stato piantato nel 1978 con allevamento di stile tradizionale e Chardonnay, piantato a spalliera nel 1987. L’altro vigneto, Terrazas del Serral ha un contenuto in materia organica ancora più basso, inferiore all’uno per cento.
Prodotto in 23 mila esemplari nell’annata 2005 e con dosaggio degli zuccheri intorno al sei per cento, questa Cuvée Elisabet Raventos 2005 mi ha convinto e ha convinto la persona che degustava con me e che definirei non proprio una fan dei metodo classico catalani…, per la sua personalità forte e decisa, per la sua complessità e la piacevolezza che ha dimostrato in ogni fase della degustazione, sia testato come aperitivo sia portato a tavola.
Colore paglierino oro scarico molto brillante e luminoso, perlage finissimo e continuo, si propone subito con un naso molto variegato e compatto, di nitida eleganza e fragranza, molto diretto e immediato, all’insegna del sale e della freschezza, che evoca note molto evidenti di frutta secca, agrumi, mela al forno leggermente caramellata, cioccolato bianco, alloro, mandorla fresca, erbe aromatiche, di fiori bianchi e di glicine, a comporre un insieme ampio, molto vivo e accattivante.
Altrettanto positive le impressioni gustative, con una bocca larga, piena, succosa, dall’attacco deciso di nerbo saldo e grande energia, ravvivato da un’acidità profonda e ben calibrata, da una vena salata e minerale, che va ad innervare un gusto ben cremoso, morbido e rotondo al punto giusto, ma sempre all’insegna dello slancio, della vitalità, di un dinamismo che forma la nota caratteristica, oltre all’armonia, di questo Cava.
Unico neo, per i consumatori italiani, il prezzo, che in enoteca si aggira intorno ai 30 euro e più, prezzo più da Champagne o da metodo classico italiano di livello che da Cava ordinario…
Ma con i Cava di Raventos i Blanc (che sulle più titolate guide spagnole, da quella Penin in primis, ottengono valutazioni molto importanti) e che il collega spagnolo Jordi Melendo definisce “una de las firmas que mayor prestigio aportan al cava” bisogna abituarsi all’idea che la qualità si paga..

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